
Gli occhi dei tifosi, solitamente, sono tutti puntati sui goals dell’attaccante più blasonato, magari l’idolo locale, il bomber che dedica le sue prodezze alla curva baciando la maglia. E il lavoro occulto di chi l’ha messo nella condizione migliore per fare il suo lavoro spesso passa in secondo piano: non mi riferisco però solo a compagni e staff tecnico, che tutto sommato trovano dei momenti di gloria, e riescono nel bene e nel male a ritagliarsi un proprio spazio nella storia di un club.
Stavolta voglio invece porre l’accento sulla figura dei presidenti, di cui – a meno che non abbiano nomi altisonanti, leggi , , – quasi nessuno si ricorda. Eppure, soprattutto nelle realtà minori, è proprio il presidente a modellare la sua creatura, a seconda delle finanze e del credo calcistico, è il presidente a scegliere in prima persona i componenti del “giocattolo” perché funzioni nel migliore dei modi, senza troppi delegati e intermediari che poi finiscono per trasformare tale carica in onorificenza. Tra gli altri, sicuramente si può annoverare Romeo Anconetani, che dal 1978 segnò una vera e propria svolta a , e nel club e nella città stessa. Seppur triestino di nascita (27 ottobre 1922), le sue imprese da dirigente sportivo si realizzano tutte in terra toscana: partì dal basso, dal campionato dilettantistico, col Signa nel biennio 1950-52, per poi proseguire col dal 1953 al 1957, anno della sua squalifica a vita per un illecito sportivo. Nel 1974 fa il salto di qualità rilevando la , ma la vera svolta della sua carriera arriva nel 1978, quando acquista appunto la società del Pisa Sporting Club, a nome del figlio visto che lui era stato radiato. Quattro anni più tardi, però - in virtù della vittoria dell’Italia al Mundial spagnolo del 1982 -, viene graziato dalla Federazione e può assumerne personalmente la presidenza.
Con il patron Anconetani, i nerazzurri raggiunsero l’apice storico, passando nel giro di tre anni dalla serie C alla A - il Pisa aveva conosciuto la massima serie solo una volta dalla sua nascita, nella stagione 1967/68 -, vincendo gli unici trofei internazionali della bacheca (le due Mitropa Cup del 1985/86 e del 1987/88) e arrivando in semifinale di coppa Italia, ove dovettero arrendersi al grande di . Istrionico, vulcanico, lunatico, il grande fu un vero e proprio procuratore sportivo ante litteram: in ossequio allo slogan “un occhio allo spettacolo e uno alla borsa”, usciva dal Gallia con giocatorini semisconosciuti pagati due lire, che dopo qualche anno rivendeva al miglior offerente a peso d’oro, tenendo per sé il famoso 5% (che gli valse appunto il soprannome di “Mister 5%”). È il caso del danese acquistato per 270 milioni e ceduto alla per 4 miliardi, o dell’olandese Wim Kieft pagato 760 milioni e comprato poi dal per 5 miliardi; o ancora del grande , attuale ct della nazionale brasiliana, preso a 700 milioni e rivenduto alla per un miliardo e trecento milioni. Le grandi del campionato italiano con difficoltà e non sempre espugnavano l’, e non per via dei leggendari riti scaramantici del Presidentissimo, ma perché il era realmente una bella compagine, impreziosita da fiori all’occhiello del calibro di Carlos Dunga, , , , , Berggreen, , .
Ultimo signore della Repubblica marinara pisana, Anconetani passò alla storia anche come “l’ammazza-allenatori”, per la girandola di allenatori che si succedettero alla sua corte, ben 22 per un totale di 30 avvicendamenti (tra cui , , , , Lucescu e Bersellini), ma soprattutto per la colorita aneddotica che si accavalla sul suo conto. Indimenticabile il gesto apotropaico di cospargere il prato dello stadio di 26 chili di sale in vista della delicata sfida interna contro il , così come il pellegrinaggio di tutta la squadra presso il santuario livornese di : trattava calciatori e tifosi come un padre-padrone tratta i propri figli, sequestrava televisori e calendari dalle stanze d’albergo per evitare distrazioni, e si lamentava dei gemellaggi tra tifoserie che smorzavano l’incitamento e vanificavano l’agonismo. “Non si può attutire il tifo prima della partita, andando addirittura a ballare tutti insieme il sabato sera in discoteca. Questi tifosi sono troppo giovani: troppi orecchini, troppi codini”. Non era un istigatore , ma effettivamente l’amicizia tra e è nata solo perché un pareggio avrebbe fatto comodo a entrambe, alla prima per la promozione in A, e alla seconda per la salvezza; “Io non sono per la violenza – disse - l'ho dimostrato con i fatti. Quest'anno, in vista del derby con la , avevo promesso ai miei tifosi che, se si fossero comportati bene, li avrei portati a mie spese a , la domenica dopo. E così è stato”. E anche quando venne colpito da una bottiglietta lanciata dagli spalti, se la cavò con la verve che gli era solita: “Sono gli inconvenienti del mestiere: del resto, io non sono un presidente in pantofole, devo stare in prima linea. […] Ma sarebbe stato peggio se il Pisa avesse perso. […] Non sono mica della , che l' anno scorso non seppe uscire da una situazione difficile fino alle estreme conseguenze”.
Ecco, Pisa e i pisani - che vissero direttamente questi suoi vezzi e capricci da star per sedici lunghi anni – dovettero privarsene nel 1994, anno della retrocessione in C e del conseguente fallimento per un deficit di 27 miliardi di vecchie lire. La giustizia sportiva decretò la cancellazione della società dal calcio professionistico e, con essa, la fine dell’era Anconetani: Romeo decise allora di ritirarsi lontano dagli occhi indiscreti dei media, lavorando silenziosamente come osservatore del . Cinque anni dopo, morì nella sua casa sita nella zona residenziale di a Lucca (Pisa), tormentato da una malattia di lungo corso, ma salutato dal calore della città che lo aveva praticamente adottato e che tuttora lo ricorda nella co-intestazione dello stadio.
Un po’ di tempo fa si è tornati a parlare del presidentissimo e della sua proposta di costruzione di uno stadio nella zona di San Piero a Grado che servisse le due città di Pisa e – Anconetani avrebbe voluto anche fondere le due squadre in un fantomatico Pisorno -, progetto poi accantonato a causa della storica rivalità tra le due province che creò non pochi incidenti. L’attuale sindaco livornese, Alessandro Cosimi però, ad aprile 2009, ha dichiarato di esser disposto a rispolverare l’idea, qualora anche il suo collega pisano fosse d’accordo.
In questi giorni, poi, di rivolte miste a delusione per la retrocessione dei nerazzurri in Lega Pro, forse i tifosi rimpiangono una volta di più Romeo Anconetani, così fuori dalle righe ma così lungimirante, pezzo indelebile di storia cittadina.
11 agosto 2009