Vierchowod non è certo un cognome molto usuale in Italia, anzi diciamo che è quasi del tutto inesistente. Dà, già solo a nominarlo, un senso di durezza, di rocciosità, di tenacia e di impenetrabilità. Queste caratteristiche sono state peculiari di uno degli stopper più forti che il calcio italiano ricordi, forse addirittura il migliore in questo ruolo: appunto Pietro Vierchowod.
Il giocatore nasce da un ufficiale ucraino dell’Armata Rossa che, durante la guerra, fu fatto prigioniero dagli italiani. Alla fine del conflitto, gli fu offerta la possibilità di rientrare in Russia oppure rimanere nel Belpaese e la scelta cadde sulla seconda ipotesi. Nel 1959, così, nasce Pietro che inizia a giocare giovanissimo nelle fila della Romanese. Il debutto fra i professionisti avviene però col Como e nel 1980/81 arriva a disputare il primo campionato di serie A della sua lunga carriera. Milita naturalmente nella squadra lariana. Nella città sul lago si mette in luce dimostrando forza, decisione negli interventi, senso innato dell’anticipo e grandissima velocità tanto da essere convocato in nazionale. Stabilisce un record che resiste tutt’ora tant’è vero che è l’unico giocatore ad essere stato convocato in Nazionale mentre militava nelle fila dei lombardi. Dunque nell’estate del 1982 partecipa ai vittoriosi mondiali di Spagna e si può fregiare del titolo di campione del mondo anche se non scende mai in campo. La sua carriera in azzurro dura fino al 1993 e disputa quindi anche i Mondiali del 1986 e quelli casalinghi del 1990. Alla fine ha chiuso la sua parentesi con la Nazionale sommando 45 presenze e 2 gol e risultando per ben 14 anni il goleador più anziano della Nazionale avendo segnato una rete all’età di 33 anni e 11 mesi. Solo Panucci l’ha battuto nel 2007.
Terminata l’esperienza al Como lo acquista nell’estate del 1981 la Sampdoria ma il giocatore non accetta di scendere in Serie B e allora viene girato in prestito prima alla Fiorentina e poi alla Roma con la quale conquista lo Scudetto: è il secondo successo importante per Vierchowod. Con la squadra blucerchiata di nuovo nella massima serie il roccioso difensore si trasferisce a Genova e ne diventa una bandiera militando nelle sue fila per ben dodici stagioni. Vive dunque il periodo di massimo splendore della storia della Sampdoria con la quale conquista uno storico Scudetto, una Supercoppa italiana, ben quattro Coppe Italia e una Coppa delle Coppe. Sono gli anni in cui lo “Zar”, come viene soprannominato a causa del suo fisico, della sua potenza e della soggezione e il rispetto che provoca, raggiunge l’apice della carriera sfidando alcuni fra i più forti giocatori che il calcio ricordi: Van Basten e Maradona fra tutti ma anche con Altobelli, Graziani e altri furono sfide bellissime. Il duello che però viene ricordato di più è quello superbo e lunghissimo, intramontabile con l’olandese del Milan che solo una volta riuscì a segnare alla Sampdoria. Fenomeni contro, uno dei duelli calcistici più belli. Vierchowod però porta dentro di sé, per molti anni, il dispiacere enorme per la finale di Coppa Campioni 1991/92 persa a Wembley contro il Barcellona.
Nell’estate del 1995 si trasferisce così alla Juventus per vincerla. Infatti, come egli stesso ha affermato pochi anni fa, ha preferito un anno di contratto con la Juve piuttosto che uno biennale propostogli dalla Roma o dalla Fiorentina. L’impresa riesce subito e finalmente Pietro può fregiarsi del titolo di Campione d’Europa; inoltre in campionato gioca 21 volte all’età di 36 anni. La sua avventura in bianconero dura però solo una stagione perché si trasferisce al Milan. Anche a Milano vive un’esperienza annuale prima di firmare l’ultimo contratto della sua carriera: lo acquista, a 38 anni, il Piacenza e con la squadra emiliana disputa tre stagioni contribuendo anche a due salvezze. L’allenatore Simoni però non crede più nel giocatore e convince la società a non rinnovare l’accordo con lo Zar. Dunque chiude definitivamente con il calcio giocato alla veneranda età di 41 anni. Gli mancavano solo nove partite per stabilire il primato di presenze in Serie A. A tutt’oggi occupa però la quarta posizione in questa speciale classifica dietro Paolo Maldini, Gianluca Pagliuca e Dino Zoff.
Vierchowod è stato un giocatore ostico per chiunque ma sempre corretto e pacato; ha sempre dimostrato dedizione e applicazione nell’attività che svolgeva e il fatto che a quarant’anni fosse ancora un titolare nella massima serie sta lì a dimostrarlo.
Una volta appese le scarpette al chiodo si è dedicato alla professione di allenatore ma finora le sue esperienze sono andate tutte male essendo stato esonerato prima dal Catania e dalla Fiorentina e poi dalla Triestina.
Uscendo dall’ambito prettamente calcistico e svariando su altri settori bisogna menzionare il prestigioso riconoscimento ottenuto il 30 settembre 1991 quando fu nominato Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana per iniziativa del Presidente della Repubblica.
7 ottobre 2009
I voti di Marco Palumbo
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