E’ troppo facile mettere sulla graticola un allenatore quando si perde. Il Milan ieri sera è uscito, mestamente e a testa bassa, dall’Europa di prima classe, però attaccare Leonardo è un errore. E’ vero, ieri avrà commesso degli errori dettati dalla voglia di riaprire una contesa che si era subito messa male. Però bisogna riconoscere quello che il giovane allenatore brasiliano ha fatto in questa stagione. Fino a metà ottobre, il Milan sembrava destinato alla stagione più misera della sua storia. Gioco latente, carenza di risultati e dirette concorrenti che sembravano distanti anni luce. Proprio nel momento più difficile, quando Leonardo sembrava già pronto da essere nominato coi verbi imperfetti, il Milan è venuto fuori. Con Leonardo, coi risultati e col gioco. Ha riscritto la carriera rossonera di Borriello, di Ronaldinho, di Ambrosini (con Ancelotti era Gattuso il mediano d’interdizione) e dato spolvero a giovani come Antonini e Abate. E’ vero, ha relegato in panca elementi di primissimo livello come Seedorf (sebbene anche gli infortuni abbiano avuto il suo peso nelle esclusioni dell’olandese), Inzaghi e Zambrotta (che è ancora un giocatore, ma quelli che lo hanno sostituito non hanno demeritato). Inoltre bisogna ricordare ai “saputelli criticatori di quart’ordine” che il mercato estivo rossonero è stato a dir poco pessimo e con una squadra inferiore a quella dello scorso anno, Leonardo ha saputo, anzitutto, ridare un gioco. E questo è il suo primo merito. Scusate se è poco. Quando si chiude un ciclo con un allenatore che è stato capace, come Ancelotti, di vincere e di portare un bel gioco, non è mai facile riaffacciarsi come prima sui vari palcoscenici. Ma per imparare ad andare sulla bici, bisogna imparare a cadere. Bisogna imparare dalle sconfitte per tornare grandi. Non è forse questa la storia europea del Milan? Dalle sconfitte iniziali, alle vittorie finali. Dopo il bel ciclo della prima metà degli anni ’90, i rossoneri si sono defilati molto in ambito europeo. Otto anni dopo sono tornati per rialzare, nel maggio 2003, la Champions. E hanno creato un nuovo ciclo di successi, più europei che italiani, ma comunque delle vittorie. Ora quello che Leonardo può fare è ripreparare il terreno verso il futuro. Se poi il Milan vorrà gettarsi negli anni venturi con al timone sempre Leonardo, è presto per dirlo. Ma intanto Leonardo sta facendo quello per cui era stato preso e scelto: ridare un gioco alla squadra e cercare di essere competitivi in ogni competizione. In campionato la distanza dall’Inter è quasi minima (-4) e alla fine si potrebbe semplicemente dire che la differenza coi cugini l’hanno fatta soltanto gli scontri diretti, togliendo i quali in testa ci sarebbe proprio il Milan. Facciamo un “bel gioco”: se Leonardo non vince va via, ma se vince lo scudetto tutti quei furbetti criticatori si dimettono dai loro impieghi. Ci state, furbetti?
11 marzo 2010
I voti di Stefano Biagioni
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